Da anni la maggior parte delle novità introdotte nella scuola sono avvenute in ambito tecnologico, principalmente con l’avvento del computer. Nella generazione dei quarantenni, di cui faccio parte, il computer si era visto alla fine delle secondarie: un Commodore 64 che permetteva, attraverso un complicato sistema, di costruire curve geometriche.
Alle Magistrali poi, abbiamo cominciato ad avere le prime lezioni sul Macintosh SE II, una scatola compatta, con un monitor 10x10 cm e la tastiera. Oggi troviamo computer addirittura all’asilo. È ormai diventato non solamente uno strumento di scrittura e chi potrebbe oggi esimersi dal suo utilizzo per scrivere dei testi che oltrepassino una pagina? Sono lontani i tempi in cui anche i grandi giornalisti pensavano il proprio articolo e lo battevano sulla macchina da scrivere con rade correzioni. Oggi si sfiora la tastiera del computer per scrivere un testo, lo si rivede e lo si modifica in continuazione; è cambiata radicalmente la modalità di scrittura. La domanda che ci si pone all’interno della scuola è la seguente: dobbiamo apprendere questa pianificazione del testo all’interno del curricolo?
Sono convinto che nella formazione obbligatoria vi debba essere uno spazio riservato anche a questa tecnica di scrittura, ma credo che questa non debba essere la sola, né soprattutto sostituire l’apprendimento manoscritto delle parole. Questo perciò non esime la scuola dal dover insegnare i principî della scrittura e del ragionamento, come pure della grafia manuale; per svolgere tutto ciò, si può tranquillamente fare a meno del computer; anzi, ritengo che il tempo piú diluito della composizione, il contatto con il foglio bianco e l’attività motoria fine, che si sviluppa con la scrittura manuale, siano proficui per lo sviluppo generale dell’apprendimento. Come pure reputo superfluo l’uso di motori di ricerca per lavorare nella scuola elementare: per svolgere una ricerca è sufficiente un’enciclopedia cartacea.
L’uso sistematico del computer andrebbe introdotto solo nella scuola secondaria, previa un corso di dattilografia, per poter utilizzare al meglio le dieci dita. Nella scuola elementare credo che il computer vada utilizzato in modo misurato, puntuale.
Maurizio Ferraris, studioso dei nuovi mezzi di comunicazione, ha espresso in un articolo pressappoco questo concetto: nati con la televisione e cresciuti con il computer, ora abbiamo a che fare con la cosiddetta generazione dei nativi digitali. Se da un lato è indubbio che la nuova generazione cresca in costante contatto con strumenti tecnologici, d’altro canto, nel mondo della scuola, non ci dobbiamo lasciar condizionare eccessivamente da questo presupposto e abbandonare quelli che sono i fondamenti dell’apprendimento: le tecniche e i valori. Sono convinto che questi ultimi debbano essere riconfermati, soprattutto in un tempo in cui parecchio è messo in discussione e si delegano alla scuola cose di cui la famiglia si occupava: un certo ritmo lento, giustificato e il rispetto intergenerazionale in primis.
Luigi Menghini, dopo aver conseguito al patente magistrale grigione, ha proseguito gli studi, laureandosi in lettere a Losanna. Ha insegnato per quattro anni nella scuola secondaria, dal 2005 è docente di lingua italiana presso l’Alta Scuola Pedagogica di Coira.
Der Einzug der Technologie in der Schule
Bereits seit Jahren betrifft der Grossteil der Neuerungen in der Schule das Gebiet der Technologie, besonders seit der Einführung des Computers. Die Generation der Vierzigjährigen, zu der ich gehöre, kennt den Computer seit Ende Sekundarschule: ein Commodore 64, mit dem man anhand eines komplizierten Systems geometrische Kurven zeichnen konnte. Am Lehrerseminar hatten wir dann die ersten Lektionen auf dem Macintosh SE II, einer kompakten Schachtel mit einem Monitor Format 10 x 10 cm und einer Tastatur. Heute verfügen sogar Kindergärten über Computer. Sie sind nicht mehr bloss Schreibutensilien, und wer könnte auf sie verzichten, um Texte zu schreiben, die länger sind als eine Seite? Vorbei sind die Zeiten, in denen sich auch die grossen Journalisten ihre Artikel ausdachten und dann auf der Schreibmaschine mit gelegentlichen Korrekturen festhielten. Heutzutage tippt man auf der Tastatur, um einen Text zu schreiben, man geht ihn noch einmal durch und ändert ihn ständig ab; die Art zu schreiben hat sich radikal verändert. In der Schule stellt man sich folgende Frage: Sollte diese Textplanung in den Lehrplan aufgenommen werden?
Ich bin überzeugt, dass es in der Pflichtschulzeit auch für diese Schreibtechnik Raum haben sollte, doch sie sollte nicht die Einzige sein, und vor allem sollte sie nicht das handschriftliche Erlernen der Wörter ersetzen. Das entbindet die Schule nicht von der Aufgabe, sowohl die Prinzipien von Schrift und Verstand wie auch die Handschrift zu lehren. Dazu kann man getrost auf den Computer verzichten. Ganz im Gegenteil bin ich der Ansicht, dass eine gemächlichere Zeit für einen Aufsatz, der Kontakt mit dem weissen Blatt und die feinmotorische Aktivität, die sich mit der Handschrift entwickelt, der allgemeinen Lernentwicklung zuträglich sind. Für genauso überflüssig halte ich den Gebrauch von Suchmaschinen im Primarschulunterricht: Um etwas nachzuschlagen, genügt eine Enzyklopädie in Buchform.
Die systematische Anwendung des Computers sollte erst in der Sekundarschule eingeführt werden, nach einem Kurs in Maschinenschreiben, damit alle zehn Finger optimal eingesetzt werden können. Ich denke, dass der Computer in der Primarschule massvoll, punktuell verwendet werden sollte.
Maurizio Ferraris, ein Forscher der neuen Kommunikationstechnologien, hat in einem Zeitungsartikel mehr oder weniger folgende Vorstellung ausgedrückt: Mit dem Fernsehen geboren und mit dem Computer aufgewachsen, haben wir es heute mit der sogenannten Generation der Digital Natives zu tun. Einerseits gibt es keinen Zweifel, dass die neue Generation in ständigem Kontakt mit den Technologien aufwächst. Andererseits sollten wir uns in der Schule nicht allzu sehr von dieser Annahme beeinflussen lassen und dabei die Fundamente des Lernens verlassen: Techniken und Werte. Ich bin davon überzeugt, dass Letztere neu bestätigt werden müssen, besonders in einer Zeit, in der vieles in Frage gestellt wird und Dinge an die Schule delegiert werden, mit denen sich einst die Familie beschäftigte: ein gewisser langsamer, berechtigter Rhythmus, und vor allen Dingen der Respekt zwischen den Generationen.
Luigi Menghini hat nach dem Erwerb des Bündner Lehrerpatents sein Studium fortgesetzt und an der Universität Lausanne in Sprachen promoviert. Seit 2005 lehrt er an der Pädagogischen Hochschule Chur Italienisch.
10.05.2013 14:58 UHR | 0 KOMMENTARE | 577 Leser
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